
Scontro sulla Pesca della Sardella, AdC: “Regione Calabria nega dati sullo studio UE”

Si accende un nuovo scontro legale e politico sulla gestione della pesca della sardella in Calabria. Al centro della bufera c’è la decisione della Regione Calabria di negare l’accesso immediato ai dati scientifici dedicati alla sostenibilità della pesca del novellame, secretando di fatto la relazione fino alla fine dell’anno. Un provvedimento contro cui l’associazione Avvocatideiconsumatori ha deciso di dare battaglia, depositando una formale istanza di riesame dinanzi al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) dell’ente regionale.
La controversia nasce dall’istanza d’accesso inviata nelle scorse settimane dall’associazione per ottenere la Relazione Tecnica e Scientifica elaborata dalla società UNIMAR. Si tratta di un documento fondamentale, necessario per l’aggiornamento dei Piani di Gestione (GSA 10 e 19) e indispensabile per richiedere alla Commissione Europea la deroga al Regolamento (CE) 1967/2006 che autorizzerebbe la raccolta del novellame.
Tuttavia, con la nota ufficiale prot. n. 787407 dello scorso 28 settembre 2026, il Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari della Regione ha stabilito un “differimento selettivo”, congelando la consegna dello studio scientifico fino al prossimo 27 dicembre 2026. La motivazione dell’Amministrazione regionale si basa sulla necessità di tutelare il “know-how” e gli interessi commerciali dell’azienda che ha svolto l’analisi, oltre che per non interferire con le trattative in corso con il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) e l’Unione Europea.
Una spiegazione che l’associazione reputa del tutto illegittima. «Siamo di fronte a un paradosso amministrativo e giuridico inaccettabile – denuncia l’avvocato Paola Bellomo, referente di Avvocatideiconsumatori –. La Regione ha secretato uno studio di impatto ambientale che è costato 158.600 euro, interamente finanziato con risorse pubbliche comunitarie (PN FEAMPA) e già formalmente liquidato a saldo lo scorso anno. Invocare il segreto industriale su dati che riguardano l’ecosistema marino e la sopravvivenza economica di un’intera marineria viola palesemente le norme sulla trasparenza ambientale sancite dalla Convenzione di Aarhus e dal D.Lgs. 195/2005».
Nell’istanza di riesame, la sigla dei consumatori solleva anche profili di illegittimità internazionale, richiamando l’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). La giurisprudenza di Strasburgo vieta infatti alle pubbliche amministrazioni di negare dati d’interesse generale a realtà associative che operano come “cani da guardia” della società civile (public watchdog).
La richiesta dell’associazione è chiara: rendere pubblici e trasparenti i dati reali sullo stato del mare e della specie, senza creare false aspettative tra gli operatori della pesca.
«Se i dati scientifici pagati dai cittadini dimostrano che la nostra pesca tradizionale è sostenibile, non c’è alcun motivo di nasconderli ai pescatori e ai consumatori – conclude l’avvocato Bellomo –. Se invece presentano criticità, è dovere delle istituzioni renderlo noto, smettendo di alimentare illusioni. Trasparenza significa anche questo. Se il Responsabile Anticorruzione non annullerà questo differimento pretestuoso entro i 20 giorni previsti dalla legge, porteremo la Regione dinanzi al TAR Calabria per garantire il rispetto dei diritti dei consumatori e della legalità».










