
“Verzino e l’enigma del Sig. Paleolitico”: l’analisi della storica Katia Rizzo

A cura di Katia Rizzo – Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici“
“L’archeologia rupestre in Calabria offre testimonianze di inestimabile valore e l’insediamento rupestre di Località Sperone a Verzino ne rappresenta, senza dubbio, uno degli esempi più interessanti e significativi. Di questo complesso ipogeo, scavato nella tenera arenaria, se ne sta parlando parecchio, a vario titolo, negli ultimi tempi. Segno dell’interesse, mai scemato, da parte della comunità locale, di voler conoscere e valorizzare il proprio patrimonio storico-archeologico. Eppure, alle volte, capita che nella foga di voler dare legittimazione e dignità storica (o preistorica, come in questo caso) ad un luogo che appartiene da sempre alla comunità, si finisca per diffondere informazioni fuorvianti o palesemente inesatte per chi viene in visita. Si può parlare con cognizione di Paleolitico quando ci si riferisce all’insediamento rupestre di Verzino? Già la parola stessa, Paleolitico, dovrebbe evocarci qualcosa di molto lontano.

Non per niente viene definito come l’Età della Pietra Antica, iniziata circa 2,5 milioni di anni fa e terminata attorno al 10.000 a.C. Un’epoca sconfinata, di straordinaria durata in cui l’evoluzione umana si è dispiegata in tutta la sua complessità (l’uomo ha dato impulso all’industria litica, ha domesticato il fuoco, ha sviluppato il proprio pensiero astratto, etc…). Bisogna essere molto cauti quando si parla di preistoria, o di Paleolitico come nel nostro caso, perché non c’è immediatezza nello scovare attestazioni così tanto antiche e distanti da noi moderni e gli unici che possono riuscire in questa impresa sono “gli addetti ai lavori”. Tornando al complesso rupestre di Verzino le domande che si sono rincorse negli anni sono state, più o meno, sempre le stesse: “A quando risale? Chi lo ha abitato? Che funzioni ha avuto?”.
E quindi, per provare a fornire delle risposte, nel 2018 il Comune di Verzino, in collaborazione con il Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici”, ha avviato un’indagine volta alla documentazione e al rilevamento topografico di un nucleo di 43 cavità nel sito in questione, con l’obiettivo di fornire una precisa datazione cronologica del luogo avvalendosi, esclusivamente, di dati oggettivi e incontrovertibili. Cosa è emerso dalle ricognizioni condotte dal team di ricerca (comprendente, oltre alla sottoscritta e ad uno speleologo, due speleo-archeologi specializzati in preistoria)? Di certo un luogo pulito e sottratto all’incuria e al degrado del passato, ma fortemente rimaneggiato dalle attività di pulizia compiute in precedenza che hanno reso ancora più arduo il compito di datarlo cronologicamente. La datazione è stata uno dei punti cardine del dossier finale che l’equipe di ricerca ha consegnato al Comune, in cui è stata segnalata la presenza di “resti di materiali moderni, in gran parte derivanti dagli scarichi indiscriminati di rifiuti avvenuti dalla parte alta del centro abitato nel corso dell’ultimo secolo. Tra gli elementi datanti più antichi finora individuati vi sono ceramiche invetriate di età post-medievale. Frammenti di tali ceramiche […] fanno presumere fasi di frequentazione antropica del sito che si sono susseguite nel corso degli ultimi quattro, cinque secoli.
Nessun ritrovamento specifico o documentato giustifica, ad oggi, l’attribuzione del complesso rupestre dello Sperone ad età alto-medievale o, peggio, ad età pre-protostorica come vogliono una serie di Autori”. L’enigma qui si infittisce: “Da dove salta fuori, allora, questo Paleolitico di cui tanto si parla? E perché nessuno specifica a quale fase del Paleolitico ci si riferisca, se Inferiore, Medio o Superiore? Quali sono le testimonianze di cultura materiale, fondamentali per una diagnosi in tal senso, per dire che il contesto risale ad un qualsivoglia orizzonte paleolitico?” È Paleolitico, tanto deve bastarci! Ad oggi non risultano attività di ricerca promosse dal Comune di Verzino, o da altri enti, successive a quelle del 2018, tese all’individuazione di elementi probanti in tal senso. Così come non sembra esistere la produzione di recente letteratura scientifica che dimostri, con dati alla mano, l’esistenza del Paleolitico nelle architetture rupestri del paese (se così fosse, sarebbe un caso straordinario, unico al mondo!). Inoltre, non c’è automatismo nell’attribuire determinati caratteri morfologici ad un luogo solo perché ci richiama alla mente quelli di un contesto simile, magari più antico e con funzioni differenti. Ne deriva che, allo stato attuale delle conoscenze, il Paleolitico nell’insediamento rupestre di Verzino non esiste poiché non ci sono precise attestazioni a sostegno di detta tesi.
Dunque, per quale motivo, nonostante le smentite da parte di chi di preistoria vive, continuiamo a chiamare in causa il Sig. Paleolitico? Probabilmente perché pensiamo che “più antico” si traduca in più interessante, più pregevole del punto di vista storico-archeologico, più appetibile per i turisti. Ma si tratta di convinzioni fallaci poiché questo insediamento ha già una sua dignità storica che nessuno gli può negare, confermata a pieno dai numerosi documenti conservati nell’Archivio storico comunale. Piuttosto, sarebbe auspicabile che si favorissero nuove indagini e campagne di ricerca e documentazione (ovviamente col sostegno dei Dipartimenti preposti della Regione Calabria), attraverso cui raccogliere nuovi dati che consentano di pervenire ad un’adeguata valorizzazione del sito, tenendo sempre presente il paradigma secondo cui la valorizzazione non cammina mai disgiuntamente dallo studio e dalla conoscenza.
Queste attività potrebbero rivelarsi il passo decisivo per mettere in rete l’intero patrimonio rupestre della provincia di Crotone. L’atteggiamento campanilistico tipico dei nostri piccoli centri urbani, se da un lato aiuta a preservarne le tradizioni popolari più autentiche, dall’altro produce ulteriore isolamento e inutili rivalità. L’augurio è che, solo attraverso attente indagini, si arrivi a scovare questo Sig. Paleolitico o altre attestazioni preistoriche, se davvero esistono. Ma se ciò non dovesse accadere, anziché far circolare notizie prive di fondamento scientifico, sarebbe più corretto e intellettualmente più onesto parlare di ciò che esiste nella realtà dei fatti, quindi empiricamente dimostrabile. È un dovere verso la comunità verzinese e verso chi viene in visita in questo bel paesello”.










